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La Terra Trema:
una cena proletaria e il viaggio di un amico

Tra i tanti ho rivisto Nadia Verrua della Cascina ‘Tavijn, incontrata in occasione del Peperaduno, due anni or sono. Un volto familiare che ho subito associato ai vini presentati in quell’occasione: Grignolino, Barbera e Ruché.
Degno di nota per me, appassionata di mieli, uno che proprio non conoscevo: quello di coriandolo, di un bel giallo ocra, cristallizzato, pungente al gusto. E poi un fragrante pane scuro, a base di farina di castagne, dolce, in buon abbinamento, dal mio punto di vista, a sottili fette di lardo, preferibilmente d’Arnad. Indimenticabile un primo sale, capace di risvegliare in me sapori assopiti di proustiana memoria: il mio tempo ritrovato.
Il motivo fondamentale della mia visita, però, è stato rivedere un caro amico, assente troppo a lungo da Milano e da me. Michele Marziani era lì per introdurre “Bussavamo con i piedi” di Pietroneno Capitani, documento del movimento migratorio dei contadini ascolani verso la Romagna e spaccato dell’Italia rurale del secondo dopoguerra, e per raccontare il suo viaggio sul Po, realizzato in compagnia di Stefano Rossini, fotografo e giornalista o semplicemente “letterato”, come ama definirsi.

Nell’atmosfera fumosa del baretto del Leoncavallo, mentre sulla parete di fondo venivano proiettati gli scatti di Stefano, Michele ha descritto il senso di solitudine di quei luoghi, la diffidenza della gente, là dove avevano sperato di trovare un’umanità genuina e un’accoglienza calorosa. Raramente hanno trovato qualcuno disposto al dialogo e, a parte le città bagnate dal grande fiume, dove il rito del ben mangiare viene rispettato in pieno, nei piccoli centri sono scomparsi molti prodotti tipici, come pure la fauna che solitamente abbondava sulle tavole: il pesce gatto o le rane, per esempio, adesso vengono importati.
A parte questo, un viaggio che è rimasto nel cuore, che ha abbassato il punto di vista dal finestrino di un treno a quello della sponda, trasformandoli da osservatori distratti e pensierosi a viaggiatori consapevoli dell’orizzonte e della sua luce quasi divina.
Avevo già seguito le loro avventure sui rispettivi blog, con non poca apprensione per il maltempo che li ha accompagnati e per l’imbarcazione precaria di cui erano dotati. Sabato, la narrazione è stata disincantata e informale, davanti ad un bicchiere di Fogarina che, mi auguro, sia di buon auspicio per la prossima uscita del libro, a febbraio per la Guido Tommasi Editore.
Al termine, la cena proletaria nella mensa del Leonca, aperta da un buon piatto di cassoeula con polenta, cucinato da alcuni produttori nella stessa sala dell’esposizione.
Un forte abbraccio con Michele perché ne passerà di tempo prima di poterci rincontrare e il ritorno verso casa con il GPS, più ubriaco di me, che mi fa entrare in una strada a senso unico, ma…come dire: questa è un’altra storia.
Mood of the day: Can’t change me - Chris Cornell


29 Novembre 2007 @ 22:43
Volevo solo dirti grazie :-)
29 Novembre 2007 @ 22:54
A presto, Mic, e` stato bello rivederti ;)
Un bacio
2 Dicembre 2007 @ 21:14
Ma dai, tu al leoncavallo?
Belle foto, bei testi, bello rileggerti… Io cerco di tornare, magari un po’ a sprazzi, però ci sono. E ti scrivo presto!
baci
2 Dicembre 2007 @ 21:47
Ciao Katia,
grazie, troppo buona davvero :)
Anche io ci sono, per te sempre!
14 Settembre 2008 @ 17:04
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24 Febbraio 2009 @ 15:27
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